Pensiero · Educazione

Educare non significa riempire

Il compito di chi educa non è mettere risposte nella testa di qualcuno, ma creare lo spazio perché possa trovare le proprie.

1. La radice della parola

Se apri un vocabolario etimologico alla voce «educare», trovi qualcosa che vale la pena fermarsi a leggere due volte.

Il verbo latino educare è la forma intensiva di educêre — composto da e-, «fuori», e ducêre, «condurre, tirare». Letteralmente: condurre fuori. Non versare dentro.[1]

È curioso che una parola così antica contenga già, nella sua struttura, una critica a un modello educativo che per secoli l'ha ignorata.

Perché la scuola — quasi ovunque, quasi sempre — ha fatto l'esatto contrario: ha riempito. Programmi da rispettare, nozioni da memorizzare, verifiche per controllare quanto è entrato. Un sistema costruito per depositare contenuti in una testa considerata vuota, non per far emergere qualcosa che c'era già.

Non è un'osservazione nuova. È vecchia quanto la filosofia occidentale.

2. La levatrice di Atene

Socrate non ha mai scritto una riga. Tutto quello che sappiamo di lui arriva filtrato da Platone, e in uno dei dialoghi più densi — il Teeteto — Socrate descrive il proprio metodo con un'immagine che è rimasta intatta per duemilaquattrocento anni: la maieutica, dal greco maieutiké, «arte ostetrica».[2]

Racconta che l'ispirazione gli venne da sua madre Fenarete, che di mestiere faceva la levatrice. Così come lei non creava il bambino ma aiutava a farlo nascere, Socrate diceva di fare lo stesso con le anime: non trasferiva sapere, aiutava l'interlocutore a «partorire» una verità che già portava dentro, senza saperlo.

«Il dio mi costringe a fare da levatrice, ma mi ha proibito di generare.»
Platone, Teeteto, 150c

È un'immagine fisica, quasi scomoda, ed è per questo che funziona: non puoi far nascere qualcosa al posto di qualcun altro. Puoi solo creare le condizioni perché accada. Il resto — il travaglio, la fatica, la scoperta — spetta a chi sta imparando.

3. L'account vuoto

Venti secoli dopo, un pedagogista brasiliano in esilio ha dato a questa stessa intuizione un nome più duro.

Paulo Freire scrisse La pedagogia degli oppressi durante gli anni successivi al colpo di stato militare del 1964 in Brasile, dove era stato imprigionato e poi costretto a lasciare il paese. Il libro, pubblicato nel 1968, introduce quella che oggi chiamiamo la «concezione bancaria dell'educazione».[3]

L'immagine di Freire è chirurgica: l'insegnante è il depositante, lo studente è il conto in banca. Il sapere viene versato, lo studente lo immagazzina, lo ripete quando richiesto. Nessun dialogo, nessuna domanda genuina — solo depositi e prelievi.[4]

Freire non la considerava solo una tecnica didattica debole. La considerava politicamente pericolosa: più uno studente si abitua a ricevere senza discutere, meno sviluppa la capacità di leggere criticamente il mondo che lo circonda — quella che lui chiamava coscientizzazione.[4]

Alla concezione bancaria contrapponeva l'educazione problematizzante: un rapporto dialogico dove chi insegna e chi impara si scambiano ruoli continuamente, dove nessuno dei due possiede la verità in anticipo.[5]

Non a caso Freire è oggi considerato, insieme a Dewey e Montessori, uno dei pedagogisti che più hanno influenzato l'educazione del Novecento — e la sua critica al nozionismo resta scomodamente attuale ogni volta che si parla di test standardizzati e programmi da «coprire» prima di giugno.

ModelloRuolo dell'insegnanteRuolo dello studente
Concezione bancariaDepositanteConto vuoto da riempire
Educazione problematizzanteCo-investigatoreSoggetto attivo del dialogo

4. Il bambino che chiese aiuto

C'è una terza voce, più tenera delle prime due, ed è quella di Maria Montessori.

La frase che le viene attribuita — «Aiutami a fare da solo» — lei stessa raccontò di non averla inventata: disse di averla sentita pronunciare da un bambino che chiedeva alla propria maestra qualcosa di preciso, non di essere sostituito nel compito, ma di ricevere gli strumenti per portarlo a termine da sé.[6]

È la stessa idea di Socrate e di Freire, spogliata di ogni cornice filosofica: aiutami, ma non farlo al posto mio. Restami vicino, ma lasciami lo spazio per sbagliare, per correggermi, per arrivarci.

Montessori insisteva che l'adulto dovesse osservare in silenzio più che intervenire — che il momento più educativo fosse spesso quello in cui chi insegna sceglie di non fare niente.

Sentiero e antico muro Inca affacciati su una valle andina all'alba, Perù
Un sentiero che si apre sul vuoto, non su una risposta. Valle Sacra, Perù.

5. Lo spazio, non il contenuto

Mi ritrovo in questa idea più spesso di quanto pensassi, anche fuori da un'aula.

Quando accompagno un gruppo in un luogo che per loro è del tutto nuovo — una valle, una cerimonia, un silenzio ad alta quota — la tentazione è sempre quella di spiegare tutto, di riempire ogni momento con informazioni, contesto, significato.

Ma il momento in cui succede davvero qualcosa non è mai quando io parlo di più. È quando smetto, e lascio che la persona arrivi da sola a una domanda che io non le ho messo in testa.

Vale anche per le cose più pratiche. Ho imparato a costruire da solo quasi tutta l'infrastruttura tecnica di cui ho bisogno, non perché qualcuno me l'abbia insegnata riga per riga, ma perché nessuno l'ha fatto, e ho dovuto trovare le mie risposte per tentativi. È stato più lento e più frustrante di qualsiasi corso. Ma quello che ne è uscito è mio in un modo che nessun tutorial mi avrebbe mai dato.

Forse è questo il punto in comune tra una levatrice ateniese, un pedagogista esiliato e un bambino che chiede aiuto: nessuno dei tre stava parlando di scuola in senso stretto. Stavano parlando di uno spazio che si crea per un altro, non di un contenuto che gli si versa dentro.

Educare — nella radice della parola, prima ancora che nella pratica — non ha mai significato riempire. Ha sempre significato tirare fuori.

Fonti

  1. Treccani — Vocabolario, voce «educare»treccani.it ↗
  2. Treccani — Enciclopedia della Filosofia, voce «maieutica»treccani.it ↗
  3. Wikipedia — Problem-posing education (contesto storico: pubblicazione 1968, Pedagogy of the Oppressed) — en.wikipedia.org ↗
  4. Internet Encyclopedia of Philosophy — Paulo Freireiep.utm.edu ↗
  5. Internet Encyclopedia of Philosophy — Paulo Freire, sezione su dialogo ed educazione problematizzanteiep.utm.edu ↗
  6. Nostrofiglio.it — «Aiutami a fare da me»: origine della frase attribuita a Maria Montessorinostrofiglio.it ↗

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